Tentare una definizione di ciò che si intende oggi col termine Mindfulness non può prescindere da una decostruzione del modo in cui tale termine viene usualmente recepito all’interno della società: Mindfulness e Well-being sono spesso associati, non solo nei centri spa degli hotel di lusso o nelle sezioni new age e self-help di librerie internazionali come Barnes & Noble Bookstore o Daikanyama T Site, ma anche in alcune pubblicazioni scientifiche (Jazaieri, Hooria and Shapiro 2017). Ma Mindfulness e Well-being sono realmente concetti intercambiabili?

Convenzionalmente, per una definizione del concetto di Mindfulness si rimanda alla tematizzazione che il biologo Jon Kabat Zinn ne ha fatto nel 1979. Nello specifico, Kabat Zinn ha parlato di Mindfulness in relazione alla formulazione di un protocollo terapeutico di otto settimane – con incontri settimanali di circa due ore e mezza più una giornata intensiva di sette ore circa (seguita da follow up dopo un mese circa) – noto come MBSR (Mindfulness Based on Stress Reduction). Kabat Zinn ha proposto il protocollo alla Massachusetts Medical School, col fine di fornire un metodo di riduzione del dolore cronico, come lombalgia, dolore cervicale, cefalea, dolore facciale, angina pectoris, dolore toracico non coronarico (con focus successivamente sullo stress) a partire da una rielaborazione di alcuni concetti del buddismo zen, in particolare in relazione ad un tipo di meditazione basata sulla capacità di dirigere l’attenzione alle sensazioni del proprio corpo.

Una delle definizioni più note e diffuse di Kabat Zinn è questa:

La consapevolezza che emerge prestando intenzionalmente attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza, momento dopo momento (Kabat Zinn 2021)

In questo senso, a partire da una certificata tendenza al mind-wandering che tende a renderci infelici (Killingsworth e Gilbert 2010), le persone si impegnano ad esercitare con costanza diverse pratiche di consapevolezza, sviluppando in questo modo la propria capacità di portare volontariamente la propria attenzione all’esperienza presente sia piacevole sia spiacevole, momento dopo momento.

Questo è possibile praticando varie forme di consapevolezza (bodyscan, zazen o meditazione seduta, camminata etc.) e coltivando una certa qualità di presenza attraverso un allenamento minimo quotidiano dalla durata variabile. Questo allenamento consiste nel portare l’attenzione alle sensazioni del corpo (l’appoggio della pianta dei piedi sul pavimento, il respiro etc.) notando ogni volta che sopraggiunge un pensiero, un giudizio, una proiezione e riportando l’attenzione alla porzione di corpo su cui si sta lavorando, senza giudizio e con accettazione (Kabat Zinn 2021). Presenza non significa dunque assenza di pensieri ma la capacità di osservare i propri pensieri e come questi distraggano da ciò cui si stava prestando attenzione, momento dopo momento. Questi esercizi, uniti alla compilazione quotidiana di vari tipi di diari per consolidare l’allenamento all’auto-osservazione, costituiscono lo sfondo pratico di un percorso ad orientamento Mindfulness che non ha lo scopo primario del rilassamento o di un vago benessere. Lo scopo della Mindfulness è quello di affinare la qualità della propria esperienza, affinando una maggiore consapevolezza, accettazione, attenzione, intuizione e presenza in vari ambiti: dal rapporto con se stessi, al rapporto con gli altri (per esempio, Mindful Parenting), dal rapporto con le proprie emozioni, a quello con situazioni particolarmente sfidanti (malattie, crisi etc.).

Dal punto di vista semantico, l’accezione del termine mindfulness è comune a quella del lemma ‘Sati’ che in lingua pali indica ‘consapevolezza’, un’attenzione presente che fa riferimento ad una parte del nobile ottuplice sentiero di tradizione buddista (Goldstein 2013). Sati è una presenza mentale che sottende l’osservazione e l’auto-osservazione di una realtà caratterizzata da impermanenza, sofferenza e dalla mancanza di un io. Questa osservazione profonda si sviluppa attraverso vipassana, una forma di meditazione, di coltivazione e cura di sé che vuole interrompere alcune forme di sofferenze della mente (Gunaratana 1995; Pensa 2014). In questo quadro, diversamente, Ellen Langer (1992) definisce la Mindfulness come abilità mentale e cognitiva, distaccandosi dalla dimensione strettamente meditativa.

Com’è possibile rilevare da queste considerazioni, la Mindfulness è dunque suscettibile di più definizioni, a seconda del contesto geografico-culturale e della teoria di riferimento (Crane 2017; Shapiro and Carlson 2017; Van Dam 2017).