Domande frequenti

Domande frequenti

Domande generali

Quali sono le aree d’intervento?
  • Disregolazione delle emozioni, Discontrollo degli impulsi, Elaborazione del lutto, Autolesionismo, Aggressività, comportamento esternalizzante, Ritiro Sociale, deficit comunicativo-relazionale, ipoaffettività, Nevroticismo, Dipendenza affettiva, Ansia da separazione, Senso di colpa, Rimuginio, Ruminazione, deficit di agency e dell’autodirezionalità, Deficit metacognitivi e di mentalizzazione, Burnout;
  • Disturbi dell’umore (Depressione maggiore);
  • Disturbi d’ansia (attacchi d’ansia, attacchi di panico, agorafobia, ansia generalizzata, fobie specifiche e fobia sociale);
  • Disturbi di Personalità (area Narcisistica, Istrionica, Borderline, Evitante, Ossessivo-compulsiva, Dipendente);
  • Disturbo post-traumatico da stress semplice (PTSD);
  • Aiuto la persona durante possibili momenti di difficoltà, disagi emotivi, problemi di crescita e sviluppo personale;
Qual è il target dell’intervento psicologico?

Adolescenti, giovani adulti, adulti, anziani.

Qual è la differenza tra uno psicologo, uno psicoterapeuta, uno psichiatra e un neuropsichiatra infantile?
  • Lo psicologo è laureato in Psicologia e iscritto al relativo Albo professionale (previo superamento di un esame). Il suo intervento può consistere in percorsi brevi di consulenza su problematiche specifiche; in un percorso finalizzato al sostegno o supporto psicologico; in attività di abilitazione e riabilitazione psicologica; o in diagnosi attraverso la somministrazione di test. Non è abilitato alla prescrizione e al monitoraggio di cure farmacologiche, sebbene talvolta possa essere opportuno un approccio integrato, in collaborazione con la figura dello psichiatra. Non ha un percorso di specializzazione post-universitaria. Spesso lo psicologo consegue anche il titolo di psicoterapeuta.
  • Lo psichiatra è un medico (laureato in Medicina e Chirurgia), specializzato in Psichiatria. È la figura che fornisce e monitora terapie farmacologiche; sulla base della propria formazione nell’ambito dei disturbi psichiatrici, offre al paziente consulenze e colloqui utili ad una migliore risoluzione del quadro. Spesso lo psichiatra consegue anche il titolo di psicoterapeuta.
  • Il neuropsichiatra infantile è l’analogo della figura professionale dello psichiatra ma per persone che hanno da 0 ai 18 anni: è un medico ed ha competenze sia di ambito neurologico che psicopatologico.
  • Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha conseguito una specializzazione quadriennale in Psicoterapia presso una scuola riconosciuta dal MUR. È la figura più qualificata per percorsi che hanno come finalità la riduzione dei sintomi e l’approfondimento della conoscenza di sé.
Chi si rivolge allo psicologo?

Chiunque sia motivato a lavorare su un problema psicologico specifico, sintomi psicopatologici o un malessere che non riesce completamente a comprendere e gestire; chi vuole intraprendere un percorso finalizzato ad una maggiore consapevolezza e conoscenza di sé.

Come si articola un intervento psicologico?

Viene svolto un primo colloquio nel quale la persona espone il motivo della sua richiesta d’aiuto. Seguono una serie di incontri (da due a cinque incontri) tesi ad analizzare la domanda; ad individuare gli obiettivi di lavoro; ad esporre la metodologia di lavoro e una possibile durata del percorso. Sulla base di questa prima fase, si può poi svolgere un percorso psicologico articolato in colloqui clinici (con possibilità di utilizzo di test).

Perché è importante integrare una formazione filosofica per uno psicologo?

La filosofia è una disciplina critica che interroga gli altri saperi. Nella mia formazione, essa rappresenta la garante epistemologica delle teorie psicologiche, psicoanalitiche e psichiatriche. Nello specifico, la filosofia è ciò che consente di individuare limiti e risorse del pensiero psicologico, psicoanalitico e psichiatrico: la filosofia dà consapevolezza all’azione clinica; aiuta a riflettere sulla cornice storica e teorica implicita in cui si inseriscono le diverse tecniche e approcci, misurandone logica, affidabilità e validità. La filosofia decostruisce in modo radicale ciò che viene dato per scontato e assunto come naturale; è dubbio costruttivo. La filosofia è un modo per coltivare la curiosità e la meraviglia; un modo per cercare di vivere la propria vita in modo pieno, aperto, consapevole e completo. In questo senso, lo studio della filosofia è un gesto profondo di libertà.

Che ruolo ha un lavoro sulla corporeità all’interno di un percorso psicologico?

Spesso tendiamo a definirci a partire da quello che crediamo: i nostri valori, i ricordi delle esperienze vissute, il linguaggio con cui pensiamo a noi stessi e ci relazioniamo agli altri. Eppure, quando proviamo emozioni intense come la tristezza, la rabbia o la gioia, è il nostro corpo il primo indice a rivelare all’esterno come ci sentiamo davvero. Basta pensare al viso che si arrossa per l’imbarazzo o alle mani che tremano per la collera. È dunque fondamentale capire quale ruolo abbia il corpo – una componente così “strutturale” di noi – nel condizionare i nostri comportamenti.

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: come possiamo far dipendere ciò che facciamo da qualcosa che è determinato biologicamente ed evolutivamente, e su cui non abbiamo controllo? Proviamo a ripensare il rapporto che abbiamo con il nostro corpo sia dal punto di vista teorico che da quello pratico. Sul piano teorico, si tratta di comprendere come siamo fatti; su quello pratico, invece, di fare esperienza attenta e diretta di come la nostra consapevolezza sia intimamente connessa alla percezione del corpo (la cosiddetta propriocezione, ovvero la percezione interna dei movimenti muscolari e della posizione del nostro corpo). Seguendo questa duplice strada, scopriamo che:

  1. Il nostro corpo pone sia limiti che potenzialità al nostro comportamento.
  2. Il modo in cui concepiamo e viviamo il corpo incide sul nostro stato emotivo e sulle nostre azioni quotidiane.

Infine, ci si potrebbe chiedere: cosa intendiamo esattamente con “corpo” quando parliamo di comportamento umano? C’è ampia letteratura su questo. Qui possiamo asserire che corpo e cervello sono un tutt’uno, lo spazio-tempo della psicologia umana. In certe situazioni, un lavoro psicologico non può prescindere da un lavoro sul corpo (per esempio, attraverso la Mindfulness, un’attenzione verso le sensazioni che emergono dal nostro corpo etc.).

Ci sono differenze tra mente, coscienza e cervello?

Nel linguaggio comune usiamo spesso i termini mente e coscienza come se fossero sinonimi. In realtà, possiamo distinguerli. La mente può essere intesa come un fenomeno emergente dal funzionamento del cervello: include tutti i nostri contenuti o stati mentali – un’idea, un ricordo, un’emozione, la percezione di un colore o di un suono – indipendentemente dal fatto che ne siamo consapevoli oppure no. Possiamo dire che è la mente a rendere possibile la nostra soggettività, cioè l’esperienza personale e unica che abbiamo di noi e del mondo attorno a noi. La coscienza, invece, può essere descritta come lo stato in cui siamo consapevoli dei nostri contenuti mentali. In altre parole, la coscienza è la condizione mentale per cui sappiamo di stare pensando qualcosa, provando un sentimento o percependo uno stimolo in un dato momento. È dal cervello, invece, che dipendono capacità fondamentali come ricordare, apprendere, percepire il mondo attraverso i sensi e mantenere l’attenzione. Sottolineo che queste distinzioni intendono suggerire la possibilità di una migliore definizione in relazione all’uso quotidiano che facciamo di questi termini, ma non ne esauriscono la complessità e profondità tematica. In ambito accademico, il rapporto tra coscienza, cervello e mente rimane una delle questioni più aperte e dibattute.

Il percorso

Quanto dura il percorso?
  • Non c’è una durata fissa.
  • Si concorda a seconda degli obiettivi e delle necessità del paziente, all’inizio del percorso.
  • Nel caso sorgessero nuove esigenze nel corso del lavoro sarà possibile riesaminare la durata.
Quanti sono gli incontri a settimana?

Gli incontri sono a cadenza settimanale o bisettimanale. Si svolgono presso il mio studio in Via Filippo Turati 161/B a Bologna.

Quanto dura un incontro?

La durata è di 50′-1 h, salvo eccezioni richieste dall’applicazione di specifiche tecniche o dalla somministrazione di test.

Qual è il costo di un incontro?

La pattuizione del compenso avverrà nel corso del primo colloquio, insieme alla consegna del modulo per il consenso informato.

Nota: Le spese per le prestazioni psicologiche sono detraibili come spese sanitarie al 19%.

Consenso e riservatezza

È necessario il consenso informato per le prestazioni psicologiche?

Sì, il consenso informato è un diritto fondamentale di ogni paziente.

È necessario il consenso informato per le prestazioni psicologiche ad un minorenne?

Sì, è necessario il consenso di entrambi i genitori. In assenza di autorizzazione da parte di entrambi i genitori non è possibile incontrare il paziente minorenne.

Il professionista è tenuto al segreto professionale e alla tutela della privacy?

Sì, il professionista è tenuto al segreto professionale. Per approfondimenti si rimanda al codice deontologico degli psicologi consultabile sul sito del consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

Mindfulness

Che cos’è la Mindfulness?

Una delle definizioni più note e diffuse di Kabat Zinn è questa:

La consapevolezza che emerge prestando intenzionalmente attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza, momento dopo momento (Kabat Zinn 2021)

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