Con ‘Bias cognitivo’ si intende una distorsione cognitiva connaturata agli esseri umani che interferisce con la nostra esperienza della realtà. In particolare, il Bias cognitivo riguarda i processi di elaborazione ed interpretazione di un oggetto e può emergere da errori di percezioni, come da fattori personali o ambientali. Questa definizione non deve portare a concludere che il Bias sia di per sé in assoluto un aspetto negativo. Al contrario, alcuni pregiudizi e processi di percezione calibrati da queste distorsioni hanno un fine adattivo. Nel momento in cui percepiamo un movimento tra le fronde di un cespuglio e crediamo, magari a torto, che si nasconda un leone pronto a saltarci addosso, è funzionale alla nostra sopravvivenza credere immediatamente che ci possa essere un pericolo. In relazione ai Biases, il problema si presenta quando, in contesti in cui siamo in relazione con gli altri, essi contribuiscono ad alterare la percezione dell’esperienza che stiamo vivendo e a formare delle credenze sulla base delle quali adottiamo poi dei comportamenti disfunzionali e gravidi di conseguenze negative per noi e per gli altri. Date queste premesse, può essere utile richiamare alcuni dei Biases più comuni che interessano da vicino la nostra quotidianità:

  1. Il Bias di conferma. Sei nel bel mezzo di una discussione su quale sia la miglior banca in cui investire i tuoi soldi. Nonostante innumerevoli segnali che un certo investimento sarebbe stato rischioso, ti affidi ad un sedicente esperto che promette un ritorno sicuro. “Lo vedi? Dice che l’investimento è sicuro, ha citato persino uno studio accademico, sarà così!”, e l’altra persona tra l’amarezza e lo sconforto “Ma ci sono altri esperti che sostengono il contrario! Studi più importanti, statisticamente più solidi e pubblicati da riviste molto più autorevoli dicono il contrario… Perché consideri solo quello che conferma quello che tu credi?”. Ma il nostro rampante avventuriero ama il rischio e continua a leggere solo quegli aspetti che confermano la sua posizione iniziale. Risultato: perdita dell’investimento. “Ma perché proprio io?!”, si chiede. Poteva andare bene, poteva andare male. Il punto resta la postura che si assume nel vivere la realtà e i comportamenti che si traggono da questi errori. Il Bias di conferma è proprio questa tendenza a considerare maggiormente e a ricercare le informazioni che confermano le nostre convinzioni minimizzando o interpretando in modo distorto ciò che contraddice le nostre speranze. Può andarci bene o male, questo è fuori dal nostro controllo, è un fatto casuale.

  2. Ancoraggio. Quante volte ci capita di cercare un prodotto nuovo, che sia un elettrodomestico o la prenotazione di un volo aereo e di considerarne il prezzo. E allora andiamo in un negozio oppure online e cominciamo a scorrere i prezzi di quello che stiamo cercando. Per esempio, un nuovo stereo. Ne cerchiamo uno e vediamo il prezzo: 3000 euro. Subito dopo ce ne propongono uno da 1500 euro, in promozione, prima costava 2200 euro. Ci sembra un affare, ma non sappiamo che ce ne sono altri, di più economici e ugualmente performanti, magari a 800 euro! Quando facciamo una scelta tendiamo a dare importanza alle prime informazioni che abbiamo (l’ancora), che influenzeranno poi le nostre valutazioni successive portandoci, come in questo caso, ad acquistare in modo non conveniente per noi.

  3. Eccessiva generalizzazione. Telegiornale delle 20, una notizia di cronaca nera. “Guarda, la violenza sta aumentando, tutti i giorni se ne sentono di cose terribili!”. Ma se una corretta interpretazione delle statistiche confermano che i crimini stanno calando rispetto al passato, perché crediamo che siano all’ordine del giorno? Perché tendiamo a trarre conclusioni da un numero limitato di dati, da campioni statistici non rilevanti. Se questo in passato è stato utile dal punto di vista evolutivo, e ancora oggi può esserlo in certi casi, al contempo può costituire un grande pericolo laddove determini le nostre credenze e i nostri comportamenti in modo slegato dalla realtà.

  4. L’effetto alone. Molto spesso ci capita di rapportarci ad una persona che si presenta elegante e di bell’aspetto con un certo grado di fiducia che ci porta a considerare quella persona anche intelligente sulla base della percezione di quei tratti che non c’entrano nulla con l’intelligenza. L’effetto alone è una distorsione cognitiva per il quale la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più altri tratti dell’individuo o dell’oggetto.